
Gino e Sabrina sono due coleotteri silfidi appartenenti alla specie Nicrophorus vespilloides.
Presentano delle bande gialle – arancio sulle loro elitre, e tra poco scoperanno.
«Sento un buon odore. Qui vicino. Odore di topa» afferma Gino, avanzando spedito sulle sue zampette.
«Ti stai riferendo alla mia topa, Ginetto caro?» domanda Sabrina, ammiccando in modo sensuale.
«No, c’è proprio una topa morta. Una carcassa. Sabrì, non pensare sempre alla ciola di coleottero.»
E infatti, Gino e Sabrina, grazie alle loro antenne ricche di recettori chimici, individuano e raggiungono la carcassa di un topo morto.
Un piccolo roditore che non si è ancora completamente decomposto.
«Dobbiamo fare in fretta Sabrì. Questo topo emana merda e tra poco avremo compagnia.»
«Troppo tardi Ginetto, sono già arrivati.»
Sabrina ha ragione. Gino vede avvicinarsi altri coleotteri Nicrophorus. Anche loro vogliono quella carcassa.
«Quel topo deve essere nostro, Sabrì.» «Combatteremo. E poi finalmente si scopa. Vero, Ginetto?»
«Sabrì, ridimensionati.»
Gino e Sabrina affrontano i loro conspecifici. Inizia la guerra. La guerra per la topa. I nemici sono numerosi, ma piccoli di stazza. Gino e Sabrina sono più grandi. E infatti vincono, cacciando gli avversari.
«E ora Sabrì, vieni qua che ti spacco l’addome.»
Gino e Sabrina si accoppiano, entusiasti per la vittoria; stanchi, ma arrapati.
«Dobbiamo preparare la cripta» afferma poi Gino, mentre si fuma una Marlboro.
Sabrina avverte ancora l’odore di feromoni emanati da Gino, e si incazza male.
«Giusto, Ginetto. Ottima idea. Però, io non sono la tua sgualdrina. E siccome ti conosco bene e non perdi occasione per una scopata occasionale, dovrò castrarti.»
«Sabrì, tu hai problemi.»
Sabrina comincia a mordere Gino per arrestare la produzione di ferormoni capaci di attrarre altre femmine.
Però non è ancora soddisfatta.
Non si fida.
Così secerne un gas che fa passare a Ginetto la voglia di scopare. In poche parole, lo castra chimicamente, in modo che Gino rimanga con lei per aiutarla nelle cure della progenie.
«Ora possiamo cominciare, Ginetto. Sei mio. Resterai con me. Per sempre. Contento?»
«Sabrì, l’ansia.»
Gino e Sabrina e cominciano a strappare i peli del topo e poi ricoprono la carcassa con secrezioni orali e anali con proprietà antibatteriche e antimicotiche.
Queste secrezioni rallentando il processo di decadimento della carcassa oltre a impedire che l’odore della carne in decomposizione attiri potenziali nemici.
A questo punto, seppelliscono il topo in una specie di cripta sotterranea che verrà rivestita con i peli strappati. L’intero processo può durare circa 8 ore.
Sabrina è pronta a deporre le uova in prossimità della cripta. E qui, lei e Gino, aspetteranno la schiusa.
Dopo pochi giorni, le larve sbucano dalle uova e si spostano verso l’interno della cripta, affamati.
Solo che c’è un problema.
«Sono troppi, e la carcassa non basterà per sfamare tutti.» dice Sabrina.
«Bene, mangiamoli.» conclude Gino.
Gino e Sabrina si dedicano alla nobile arte dell’infanticidio. Le larve rimaste si nutriranno della carcassa.
Gino e Sabrina, nel frattempo, si occuperanno di aiutare a nutrire i loro piccoli masticando un po’ di cibo per poi rigurgitarlo.
Hanno lottato, hanno scopato, hanno sotterrato un animale molto più grande di loro, hanno costruito una culla nella terra, hanno protetto e nutrito i loro piccoli.
Gino e Sabrina ora sono felici.
Gino un po’ meno perché non può più chiavare.
«Sabrí, era meglio una sega.»
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Riferimenti:
“A hormone-related female anti-aphrodisiac signals temporary infertility and causes sexual abstinence to synchronize parental care”; Nature Communications
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